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Ecoturism - Case Colomba Erice ...... per saperne di più |
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Le origini di
questa splendida cittadina medioevale sono antichissime e misteriose. Le prime
tracce risalgono al neolitico, mentre la leggenda vuole che la città sia stata
fondata da Erice, mitico figlio di
Venere e Bute, re degli Elimi in epoca lontanissima.
Ed è con gli Elimi che si hanno le prime notizie di Erice, principale
centro religioso di di tutti i popoli del mediterraneo. Gli Elimi, con i
Cartaginesi, eressero il santuario dedicato ad Astante (la Venere dei Romani) e
successivamente introdussero la prostituzione sacra dalle lerodule, le
bellissime sacerdotesse della dea della fecondità.
La
dea proteggeva anche il canale tra Erice e Cartagine (nei pressi dell’odierna
Tunisi) per i naviganti che da lontano scorgevano il fuoco che ardeva
nel sacro edificio e che serviva anche da orientamento. Ed è per la sua posizione strategica che gli Elimi
edificarono una minutissima fortezza, contesa dai Fenici, Greci, Cartaginesi e
Romani, che trasformò la città,
assieme a Enna e Siracusa, in una
delle migliore fortezze dell’isola. Ma
con l’avvento dei romani la città iniziò un lento declino che si protrasse
anche sotto i Bizantini e gli Arabi (che chiamarono Erice Gebel-Hamed).
Con i Normanni Erice prese il nome di Monte San Giuliano (che mantenne
fino al 1936) in onore del Santo che il Conte Ruggero aveva visto in sogno
durante l’assedio della rocca e iniziò una nuova fase di prosperità che
continuò anche sotto Svevi, Angioini ed Aragonesi.
Questi secoli furono all’insegna di un tenore di vita molto alto grazie
ai proventi dell’agricoltura, della pastorizia e dall’artigianato. Infatti
la sua diocesi divenne, con Monreale e Siracusa, tra le più grandi e potenti
della Sicilia e la città fu arricchita di chiese e palazzi formando così
l’attuale volto urbanistico.
Questa prosperità ebbe fine verso il ‘700 quando, con i Borboni, Trapani
venne elevata alla carica di capo-valle facendo venire meno i proventi che
avevano resa florida Erice. Ciò obbligò la città, la sua diocesi e la
biblioteca, a vendere molti dei
suoi floridi possedimenti ai principi siciliani.
Camminando
per Erice
Per
vivere pienamente l’incantesimo di questa cittadina consigliamo di lasciare
l’auto a Piazza Grammatico e entrare dal principale ingresso della città che
è Porta Trapani. La porta, rivolta verso Trapani, faceva parte delle
fortificazioni elimo-puniche le cui mura si snodano per 700 metri fino a Porta
Spada dove vi è un posto di guardia medioevale.
Svoltando a sinistra si può raggiungere la Chiesa Madre
intitolata alla Vergine Assunta e fatta costruire da Federico d’Aragona nel
XIV secolo ma successivamente rimaneggiata.
La chiesa è preceduta da un poderoso campanile, coevo alla chiesa,
originariamente una torre di vedetta mentre il portico risale al 1426 mentre i
merli sono anch’essi di recente fattura.
Proseguendo per via Chiaromonte è possibile visitare l’ex Monastero
del SS Salvatore, Palazzo Chiaromonte, costruito tra il ‘200 e il
‘300 e poi, attraversando Corso Vittorio Emanuele, raggiungere piazzetta San
Martino dove sorge l’omonima chiesa che fu eretta agli inizi del XVIII
secolo, sul sito di una chiesetta normanna, e dal cui interno si può accedere
al raffinato oratorio della Congregazione del Purgatorio di stile rococò.
Nelle immediate vicinanze si trova la Chiesa di San Carlo,
edificato ai primi del ‘600.
L’annesso convento era famoso in quanto ospitava le
monache di clausura che, fino a pochi anni fa, vendevano i dolcetti
preparati secondo le antiche ricette. Oggi
l’ex convento è sede dalla La Salernitana, centro internazionale di
promozione artistica e culturale e sede di interessanti mostre. Proseguendo
per via Roma si raggiungono prima i Giardini del Balio, ideati nel 1878
dal conte Pepoli e così chiamati in onore del governatore normanno Bajulo, e
successivamente il Castello di Venere, detto anche del governatore,
risalente ai Normanni che lo edificarono sulle rovine del Santuario di
Venere. Le
adiacenti Torre Medioevali
costituivano l’avamposto del Castello, cui erano uniti da poderose cortine
murarie. Furono parzialmente
ricostruite nella metà del secolo scorso per volontà del conte A. Pepoli cui
si deve anche l’edificazione della Torretta Pepoli. Terminata
la visita percorrendo la via Gervasi e la via Cusenza si raggiunge la Chiesa
di San Giovanni Battista, che domina un precipizio e poi la Chiesa di San
Cataldo al cui interno vi è un crocifisso ligneo ritenuto miracoloso. A
breve distanza si erge la Chiesa di San Pietro, oggi sede del centro E.Majorana,
da cui si può raggiungere, percorrendo via Salerno,
il centro della cittadina dove si erge il Palazzo Municipale dove
hanno sede il Museo e la Biblioteca Comunale. Quest’ultima
è ricca di 11.000 volumi, 300 manoscritti del ‘600 e del ‘700, antichi
documenti d’archivio e 10
preziosi incunaboli. Il museo ha, invece, tra i suoi pezzi forti
un gruppo marmoreao di A. Gagini (1525) , raffigurante l’Annunciazione,
una testina di Afrodite risalente al IV sec. a.C. e la rarissima “pintadera”,
stampo utilizzato nel neoliticoper imprimere suallap elle disegni ornamentali. Terminata la visita meritano anche di essere visitate la graziosa settecentesca Chiesa di Santa Teresa, la Chiesa del Carmine e il Palazzo Militare, entrambi quattrocenteschi, e la Chiesa di Sant’Orsola o dell’Addolorata che custodisce i gruppi dei Misteri realizzati nel ‘700 e riproducenti episodi della passione di Cristo.
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